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Perché un olio possa essere etichettato e commercializzato come “extravergine” deve rispettare rigidi parametri. Ecco come deve essere un olio EVO
In Italia l’olio d’oliva non è semplicemente un prodotto d’eccellenza enogastronomica, ma elemento identitario e fulcro della famosa dieta mediterranea, modello alimentare incluso tra i patrimoni immateriali dell’UNESCO. Il Belpaese è inoltre leader nelle esportazioni di olio extravergine d’oliva: da anni secondo Paese al mondo nelle esportazioni, nel 2020 l’Italia ha subito il sorpasso in favore della Grecia e alle spalle dell’inarrivabile Spagna con 250 milioni di tonnellate di olio esportato in tutto il mondo (contro i 265 della Grecia e l’1,6 miliardi iberici). In compenso, durante la pandemia, il consumo interno è cresciuto del 6%.
Chiaramente, perché un olio possa essere commercializzato in qualità ‘extravergine’, è necessario che siano rispettati determinati parametri relativi alla sua modalità di produzione e alle caratteristiche organolettiche. In particolare, secondo la normativa europea disciplinata dal Regolamento CEE n. 2568/91 e successivi aggiornamenti, l’olio extravergine deve rispettare due parametri:
Una volta che le olive hanno raggiunto la maturazione, devono essere raccolte a mano per poi andare incontro a processi di spremitura. Come chiarito dalle regolamentazioni comunitarie, nel caso dell’olio extravergine la spremitura deve essere eseguita tramite l’utilizzo di macchinari che permettono di gestire l’intero processo: per prima cosa, le olive vengono lavate e divise dalle foglie, quindi si procede con la molitura delle olive, ovvero vengono introdotte nel frantumatore per affrontare la prima fase di estrazione.
Quest’ultima fase, secondo i regolamenti, deve essere eseguita tramite sistemi meccanici a freddo, con temperature non superiori ai 27 gradi, per rompere e separare la parete cellulare e le membrane che compongono l’oliva. In questo modo è possibile raccogliere i succhi cellulari, ovvero l’olio, e procedere con le successive fasi di lavorazione che permetteranno di ottenere l’olio extravergine d’oliva. Le fasi successive sono quelle della centrifugazione e della filtrazione.
L’olio extravergine d’oliva deve presentare un tasso di acidità inferiore allo 0,8%. Ciò significa che l’acido oleico deve essere presente in quantità inferiori a 0,8 grammi ogni 100 grammi di prodotto. L’acido oleico è un acido grasso monoinsaturo. Chimicamente, significa che all’interno della struttura dell’acido è presente un unico doppio legame tra atomi di carbonio. Esso presenta importanti qualità funzionali al corretto funzionamento del sistema cardiovascolare grazie alle sue ottimi proprietà antiossidanti. Come chiarisce anche l’EFSA – l’autorità europea per la sicurezza alimentare – l’acido oleico favorisce il mantenimento di corretti livelli di colesterolo nel sangue.
L’olio extra vergine d’oliva rappresenta il prodotto più puro del comparto oli. Esistono però diverse tipologie di olio, classificate in relazione alla loro composizione, al livello di acidità e alle modalità di produzione.
Come già esplicitato, l’olio d’oliva si differenzia dalla tipologia extravergine per via della diversa composizione e dalla concentrazione di acido oleico. L’olio d’oliva presenta una acidità non superiore all’1%, mentre nell’extravergine tale percentuale non deve raggiungere lo 0,8%. Questa però è solo una delle caratteristiche che distingue l’extravergine dall’olio d’oliva, ma di certo non l’unica.
L’olio d’oliva nasce dalla miscela tra olio vergine e olio raffinato. Non esiste tuttavia una percentuale minima di olio vergine imposta dai regolamenti perché si possa parlare di olio d’oliva; ciò significa che, in relazione alla tipologia e alla quantità di olio vergine presente, sul mercato sono disponibili tantissime tipologie e qualità di olio. Va anche specificato che raramente la percentuale di vergine si attesta intorno al 10%, solitamente essa è di molto inferiore. L’olio extravergine non va incontro ad alcuna miscelazione e si ottiene dalla sola frammentazione tramite processo meccanico delle migliori olive, quelle sane e colte direttamente dall’ulivo, passate attraverso un impianto di frangitura.
L’olio d’oliva è un ingrediente importantissimo nella cucina tipica dei Paesi mediterranei e presenta molteplici utilizzi. Esso è particolarmente adatto a qualunque metodo di cucina, sia per frittura a fiamma alta e sia per cotture lente. L’olio d’oliva rappresenta un’alternativa al burro per la preparazione di alimenti dolci e da forno e può essere impiegato come conservante per prodotti sott’olio.
L’olio extravergine d’oliva si può ottenere dalla monocoltivazione o dall’unione di oli di più cultivar (nel secondo caso si parla di blend) e rappresenta l’alternativa più pregiata tra tutte le tipologie di oli da cucina disponibili sul mercato. Al gusto, l’extravergine si presenta delicato ed equilibrato, qualità che lo rendono un ingrediente perfetto per condimenti a crudo, così come la soluzione più consigliabile per cotture e fritture.
L’olio extra vergine d’oliva è un prodotto d’eccellenza e, in quanto tale, ha dato origine a una vera e propria scienza della degustazione del prodotto che impone il rispetto di un protocollo rigido.
La degustazione può essere effettuata alternando un extravergine a un olio d’oliva classico: in questo modo, appare ancora più evidente e marcata la differenza di gusto tra le due tipologie. Per prima cosa, si svita il tappo della bottiglia e si procede con l’analisi olfattiva. All’odore, l’olio d’oliva si avverte più pungente, mentre quello extravergine è contraddistinto da note più dolci o fruttate.
Il secondo step è quello della degustazione: basta mezzo cucchiaino, da assaporare con ogni parte della bocca, in modo da testare il prodotto con tutte le papille gustative di cui disponiamo. L’assaggio deve durare non meno di 30 secondi, al termine dei quali l’olio deve essere sputato (e non ingerito!).
Tra l’assaggio di un olio e un altro occorre quindi mangiare uno spicchio di mela verde e bere un bicchiere di acqua frizzante, avendo cura di passare l’acqua su tutta la bocca, in modo da non influenzare gli assaggi successivi. In base alla sua qualità, dal migliore al peggiore, un olio può essere classificato come: extravergine, vergine, vergine corrente e vergine lampante.
Gli attributi fondamentali dell’olio extravergine d’oliva: amaro, piccante, fruttato
Un olio extravergine d’oliva deve presentare tre attributi, i quali distinguono l’olio nella sua eccellenza e lo rendono un alimento tanto apprezzato in tutto il mondo:
Un olio extravergine all’altezza della propria reputazione deve presentare contestualmente tutti e tre gli attributi sopra descritti, perché indicatori positivi di un prodotto ottenuto da frutti sani e freschi, poiché solo le olive di prima qualità preservano la presenza di polifenoli e di Vitamina E, elementi importantissimi per la salute dell’essere umano.
Si parla tantissimo delle innumerevoli proprietà benefiche dell’olio extravergine d’oliva per l’uomo. Allora andiamo ad analizzare da vicino tali effetti per evidenziare quanto sia cruciale la presenza dell’alimento all’interno della celeberrima dieta mediterranea.
Un buon olio extravergine di oliva difficilmente può costare meno di 12 € al litro. Sotto questa soglia, quasi sempre si parla di blend industriali, grandi volumi o oli con filiere molto lunghe. Un prezzo più alto riflette raccolta anticipata, basse rese, molitura rapida e controlli di qualità reali. Non è un sovrapprezzo: è il costo della qualità.
L’olio extravergine di oliva è un alimento funzionale. È ricco di polifenoli, antiossidanti naturali che contribuiscono alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. Favorisce la salute cardiovascolare, supporta la digestione ed è un grasso stabile, quindi più sicuro in cucina rispetto ad altri oli vegetali raffinati. La differenza, però, la fa la qualità reale dell’olio, non l’etichetta.
Per noi di Rapolla Fiorente non esiste un olio extravergine “migliore in assoluto”. Esiste l’olio giusto per chi lo sceglie. Un buon olio è quello che nasce da olive sane, raccolte al momento giusto, frante subito e tracciabili. Deve avere un profilo sensoriale riconoscibile e raccontare il territorio da cui proviene. È questo il principio con cui produciamo il nostro olio: non standardizzato, non corretto, ma fedele alla nostra terra e alla nostra lavorazione.
Se conservato correttamente, un olio in latta alimentare può mantenere le sue caratteristiche anche per 18–24 mesi dalla produzione. La latta protegge dalla luce, che è uno dei principali nemici dell’olio. È fondamentale però conservarla in un luogo fresco, asciutto e lontano da fonti di calore.
Dipende dall’uso.
Il vetro scuro è ideale per l’uso quotidiano in cucina, perché pratico e controllabile.
La latta è perfetta per la conservazione a medio-lungo termine, perché schermata dalla luce e più stabile. Per questo molti produttori seri utilizzano entrambi i formati, ognuno con una funzione precisa.
Sì, ma non è necessario. In frigorifero l’olio tende a solidificarsi, senza perdere qualità. Basta riportarlo a temperatura ambiente e tornerà limpido. La vera regola è evitarne l’esposizione a calore, luce e ossigeno. Una dispensa fresca è più che sufficiente.
Il fruttato delicato è più morbido, con note leggere di oliva fresca, mandorla e erba dolce. È ideale su piatti semplici, pesce, verdure crude.
Il fruttato intenso ha carattere deciso: sentori verdi, amaro e piccante più marcati, grande presenza aromatica. È perfetto su zuppe, legumi, carni e piatti strutturati. Non è una questione di qualità, ma di personalità.
Perché Rapolla Fiorente non è un marchio industriale, ma una realtà agricola fatta di persone e oliveti lucani. Seguiamo direttamente la raccolta, portiamo le olive in frantoio in tempi rapidi e lavoriamo con una filiera corta e trasparente. Il nostro olio nasce per avere un’identità precisa, legata al territorio e all’annata, non per essere standardizzato o adattato a tutti i gusti.
Sì, ed è spesso sottovalutato. Un buon olio extravergine ha un punto di fumo elevato e una grande stabilità grazie agli antiossidanti naturali. Se usato correttamente, è più sicuro e stabile di molti oli di semi raffinati.
Un buon olio extravergine si riconosce già all’apertura della bottiglia: il profumo deve essere pulito, con sentori vegetali freschi. All’assaggio emergono amaro e piccante in equilibrio, senza difetti come rancido, muffa o riscaldo. Ma il segnale decisivo è la trasparenza: un olio di qualità dichiara origine, annata e produttore, senza ambiguità. È lo stesso principio che guida ogni scelta di Rapolla Fiorente, dalla raccolta fino all’imbottigliamento.
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